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Il giardino delle Esperidi

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dettagli

luogo:
Noto, Italia
progetto illuminotecnico:
Marionanni
prodotti:
n55 lanterna

il progetto

il cielo sopra rosolini sembrava di carta azzurra. le case erano un netto disegno giallo di arenaria, la pietra farinosa che aveva sedimentato per millenni nei fondali del mare e ora verticalità architettonica di tutta la Sicilia, sospesa sulle alte chiese, sui palazzi nobiliari e piena di umana memoria sulle antiche case. era lì, librata nell’aria, a fare da limite alla volta celeste, declinata mille e mille volte in riccioli barocchi per via dell’ossessione estetica del mediterraneo per ciò che è materia.

carmelo camminava spedito nella piazza vuota, i passi cadenzavano come il ritmo cardiaco, tagliavano l’aria rovente di agosto che si chiudeva dietro di lui, come una lenta, tenda pesante. la carnagione scura, gli occhi accesi, rivolti verso il basso per proteggersi dalla luce sguaiata e violenta. i tratti del viso del ragazzo erano forti, spigolosi come le pietre di ermes, certamente il sangue di antico dei sicani - la popolazione iberica arrivata in Sicilia prima dei greci - lo radicava alla terra come un’erba selvaggia. i capelli d’ebano brillavano al sole come una scura aureola. sudato dopo una partita di calcio tornava a casa per pranzo. l’ombra di un ulivo possente lo accolse un momento nel suo grande confine blu. in quell’istante, un soffio fresco di vento mosse le foglie e le lance d’argento si mossero tutte insieme. un rumore metallico, simile a un anello d’acqua, si dilatò calmo nell’aria. lui respirò con forza la frescura, l’ombra irreale, poi guardò l’albero come si guarda un uomo ed espirando, in cuor suo. lo ringraziò.

Siracusa, non lontana di li, assopita nella calura estiva, alitava lenta le sue stesse contraddizioni: protostoria e industrializzazione, assurda architettura e antichi templi dorici. Siracusa è un luogo fecondo. è benedetta dalle acque dolci e dal mare mitologico. è femmina come le dee madri che la custodiscono da sempre: artemide, atena e persefone si aggirano tra la gente ignara e distratta; con il raggio caldo dei loro scuri occhi millenari, osservano silenziose e assertive il rituale umano delle stagioni della vita.

in quel pomeriggio d’agosto, nei fondali della costa bianca, un giovane uomo bello al pari di un dio greco emergeva dalle acque con un bottino di pesci e polipi: è massimo, un nome con una promessa dentro.

l’antica arte di forgiare l’oro abita nelle sue mani: come la primavera fa fiorire i legni scuri dei mandorli di nuvole leggere e profumate, così lui magicamente inventa leggi estetiche che esaltano pietre e fecondano il metallo prezioso. somiglia ad efesto nella pancia oscura del vulcano.

nel suo laboratorio, le creature del mare prima daranno forma a rosse cere, poi all’oro: saranno vive e sensuali, carnali e cristallizzate nel movimento come una menade di Skopas.

la vita ha immaginazione, inventa percorsi, incontri... e così, in una giornata di tarda primavera, dopo quasi trent’ anni, l’artista orafo massimo izzo valica con la sua land rover color corallo i cancelli di un vivaio straordinario: una collezione di alberi in un giardino dell’eden giardino o di un’era perduta. la famiglia Giannuso si occupa con amore e dedizione a questo luogo incantato, è una piccola tribù con antichi valori e ideali forti, che eredita la struttura patriarcale della società precedente la nostra.

Corrado è il capostipite: mani come corteccia, solido come uno dei suoi carrubi, arcaico come una divinità dei campo. è un gallerista d’arte che cura e protegge sculture viventi. opere selezionate per bellezza e tempo, uniche e straordinarie. i due figli collaborano con lui: carmelo e rosario.

carmelo, nome che in ebraico vuol dire “giardino”, è il maggiore: è il ragazzo dai capelli scuri che ama gli ulivi, a colpo d’occhio ne sa individuare l’età, riconosce se l’innesto è di tipo saraceno o greco, distingue la forma carnosa dei frutti e delle foglie d’argento.

l’ ombra dell’ulivo di quel pomeriggio d’agosto lo ha consacrato... scelto. le piante sono esseri viventi, abitano il vivaio di famiglia come la gente popola un paese e ne fa la storia. carmelo conosce i suoi alberi ad uno ad uno, si accorge quando in sua assenza qualcuno viene venduto, li nutre, li

disseta, accudisce con amore ogni filo verde perché in esso c’è la vita, questa cosa che abbiamo dimenticato essere sacra.

l’incontro tra carmelo e massimo non comincia come un’amicizia, lo diventa per crescita fisiologica massimo sta costruendo il suo giardino e desidera sia un posto di grazia assoluta e memoria. questo accade. il suo viale di ulivi diventa la concretizzazione della poesia alla vita di Nazim Ikmet” e si arricchisce di un dono che è un “patto di alleanza”: una sequoia che carmelo regala a massimo.

i due amici, al ritorno da un viaggio a santiago di compostela, pensano con entusiasmo ad una mostra che sintetizzi la loro visione della vita, dei valori e di ciò che si può definire arte. nasce “ il giardino delle Esperidi” che ha una sua prima “prova d’orchestra” nell’istallazione intitolata “al più grande scultore dell’universo” all’interno di un palazzo nobiliare a noto.

un olivo erculeo, con fasci vegetali contratti come muscoli d’atleta, ospita sul tronco i volti preziosissimi di demetra e kore dal sorriso ieratico, benedicente chi scende nelle oscurità ctonie come orfeo. massimo ha dato loro un volto emblematico di argento nero.

l’istallazione è il prototipo della prodigiosa loro successiva mostra!

nella mitologia il giardino delle Esperidi è il dono di nozze di Zeus ad Era. il giardino (come l’eden) solleva l’anima e rammenta la felicità eterna, la verità quasi perduta. carmelo e massimo scelgono quattro icone dell’universo vegetale cariche di messaggi simbolici: lentisco, melagrana, mirto e ulivo, tutte appartenenti alla collezione privata di Corrado Giannuso.

per ognuna di esse, il ragazzo marino dei fondali di costa bianca realizza una preziosa scultura-gioiello.

il lentisco (pistacia lentiscusnato, l’esemplare esposto è datato tra il XVII-XVIII sec.), accoglie tra i rami e il sul tronco profumato “luce siderale”: grani d’opale come stelle nascenti e il volto di medusa sorpresa, in un attimo eterno, nel vedere sé stessa. oro giallo, argento nero e diamanti: pezzo unico.

il melograno (punica granatum, l’esemplare esposto è datato tra XIX e il XX sec.) ha una speculare melograna blu, la sintesi estetica dell’artista che, nell’essenza di un’acqua marina naturale e una cascata di coralli antichi Siciliani (XIX), racchiude la forma pura e sacra di un’architettura che, per spiritualità e misticismo, ricorda il tempio di Salomone.

l’ulivo (olea europaea, l’esemplare esposto è datato tra XVII -XVIII), albero simbolo di un’intera civiltà millenaria, presente sulla strada fluida del mediterraneo, si sposa con un gioiello-scultura dal titolo linea d’oriente.

è un sole sorgivo, un ovale azzurro di acqua marina naturale, oro giallo, diamanti taglio brillante, che sembra stilisticamente tratto dalle ceramiche del neolitico, per i raggi sottili e direzionali, come una traiettoria tra i mondi.

il mirto (myrtus communis luma, l’esemplare esposto è datato tra il XVIII

-XIX) simbolo di purezza, fa approdare tra i verdi arborei un cavalluccio d’oro giallo tempestato di diamanti. presiede una fetta di acqua marina naturale pura come un’onda marina, grezza e senza taglio umano. l’animale simbolo della lealtà maritale si fonde con l’albero di afrodite che emerge dal mare di cipro.

il paradiso riconquistato si è materializzato grazie a loro, in un luogo straordinario, palazzo del castelluccio il 17 agosto 2019.

un giardino primigeno dove nella vegetale bellezza di un dio creatore si incastona il luccichio delle pietre preziose, uno spartito di armonia e potenza che izzo fa vibrare come una sinfonia del tutto.

mario nanni, artista delle luci, ha realizzato in questa occasione una delle sue stregonerie illuminando magicamente, come da luce propria, gli alberi e le sculture-gioiello.

la luce del maestro nanni, pura energia amante della verità, ha reso possibile l’istallazione esaltandone la suggestione.

la nostalgia edenica ha rapito il gli occhi dei presenti alla mostra, l’incanto ricorda che la terra è il paradiso originale e che l’arte deve essere il credo universale in un momento dove la plastica riempie i mari e la cementificazione deturpa il nostro pianeta.

massimo e carmelo sono la dimostrazione che possiamo costruire oasi di bellezza perduta: seminando con pazienza e fatica possiamo attendere con ottimismo le fioriture che verranno.

il giardino delle Esperidi è il messaggio di un sogno globale, il percorso è ancora più importante della meta finale.

il giardino è sinonimo di armonia tra gli uomini e la terra.

un giorno della nostra vita, sulle strade assolate del “micro-continente” Sicilia, solcare l’oltre vegetale del giardino vivaio di Corrado Giannuso a Rosolini e la geografia artistica che fa la storia dell’atelier di massimo Izzo in Ortigia, diventerà memoria indimenticabile del nostro viaggio.

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